Gli habitat e il progetto Providune

 Testi e foto a cura del CCB

Il progetto Providune (LIFE07NAT/IT/000519), finanziato dal programma LIFE+ “Natura e Biodiversità” per gli anni 2009 - 2013, è coordinato a livello scientifico dal CCB (Centro Conservazione Biodiversità) del Dipartimento di Scienze Botaniche e da OCEANS (Osservatorio Coste E Ambiente Naturale Sottomarino) del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Cagliari.
Il progetto si svolge in collaborazione con le Province di Cagliari, Caserta e Matera, nelle quali sono state individuate cinque zone di intervento corrispondenti ad altrettanti Siti di Importanza Comunitaria (SIC): Porto Campana (ITB042230), Domus de Maria (CA) (Fig. 1); Stagno di Piscinnì (ITB042218), Domus de Maria (CA) (Fig. 3); Isola dei Cavoli, Serpentara e Punta Molentis (ITB040020), Villasimius (CA) (Fig. 4); Pineta della Foce del Garigliano (IT8010019), Sessa Aurunca e Cellole (CE) (Fig. 5); Bosco Pantano di Policoro e Costa Ionica Foce Sinni (IT92220055), Policoro (MT) (Fig. 6).
Lo scopo principale del progetto è lo studio, il ripristino e la conservazione degli habitat della Direttiva 92/43/CEE, che caratterizzano i litorali sabbiosi mediterranei (2250*, 2270*, 2230, 2240, 2210, 2120). Tra le finalità del progetto vi è quella di analizzare lo stato di conservazione degli habitat psammofili costieri in alcuni sistemi dunali tra i più rappresentativi della Sardegna meridionale. Per tale motivo, oltre ai Siti della Provincia di Cagliari già coinvolti nel progetto, si è deciso di estendere la ricerca ad altri due SIC i cui sistemi dunali sono particolarmente ben conservati e rappresentativi: Da Piscinas a Riu Scivu (ITB040071), Arbus (VS) (Fig. 7-Fig. 8) e Is Compinxius–Campo dunale di Buggerru-Portixeddu (ITB042249), Buggerru e Fluminimaggiore (CI) (Fig. 9-Fig. 10).

Il progetto è articolato in 29 azioni raggruppate in 4 tipologie:

A: azioni preparatorie, elaborazione di piani di gestione e/o dei piani d'azione;
C: azioni di conservazione;
D: sensibilizzazione del pubblico e divulgazione dei risultati;
E: gestione del progetto e monitoraggio.

In queste pagine si illustrano le azioni per le quali il CCB ha una responsabilità diretta. Per completezza, ed al fine di illustrare il progetto in tutte le sue parti, si riportano, precedute da un asterisco (*) anche le descrizioni relative alle altre azioni.

Coordinatore scientifico del progetto è il Prof. Sandro De Muro, del Dipartimento di Scienze della Terra.

Per ulteriori informazioni consultare il sito ufficiale del progetto: http://www.providune.it

Fig. 1. Panoramica del sito Porto Campana (ITB042230).

Fig. 2. Sistema dunale e stagno retrodunale della spiaggia di Su Giudeu (Porto Campana).

Fig. 3. Panoramica del sito Stagno di Piscinnì (ITB042218).

Fig. 4. Il sito Isola dei Cavoli, Serpentara e Punta Molentis (ITB040020) visto dal promontorio della Torre di Porto Giunco.

Fig. 5. Tratto della costa del sito Pineta Foce del Garigliano.

Fig. 6. Spiaggia del sito Bosco Pantano di Policoro e Costa Ionica Foce Sinni.

Fig. 7. Sistema dunale del sito Da Piscinas a Riu Scivu.

Fig. 8. Sistema dunale del sito Da Piscinas a Riu Scivu.

Fig. 9. Parte del sistema dunale del sito Is Compinxius–Campo dunale di Buggerru-Portixeddu. In fondo si vede il rimboschimento fatto alcuni decenni fa allo scopo di stabilizzare il sistema dunale.

Fig. 10. Pinus pinea L. nel sito Is Compinxius–Campo dunale di Buggerru-Portixeddu. Questo sistema dunale è l’unico della Sardegna su cui questo taxon si trovi spontaneamente.

 

Caratteristiche principali degli ambienti dunali 

Fig 12 Duna di PylaLe dune sono strutture caratteristiche di deserti, aree interne e costiere. Quelle costiere sono generalmente parallele al litorale e costituite da sedimenti fini incoerenti di origine fluviale e/o marina. Le correnti marine, in ogni caso, trasportano e depositano i sedimenti contribuendo in modo determinante alla definizione della morfologia delle coste sabbiose. Le dune, a causa dell’incoerenza della sabbia che le costituisce, sono strutture non statiche ma instabili, spostate, ridimensionate e rimodellate continuamente dalla direzione e forza del vento e dall’azione del mare. Il vento, infatti, spinge generalmente le particelle sabbiose verso l’entroterra per trascinamento o in sospensione creando la tipica morfologia dunale, costituita da un lato sopravento con pendenza moderata e un lato sottovento con pendenza più accentuata. L’importanza dell’influenza del mare dipende dalla profondità ed elevazione dei sistemi dunali: le dune più prossime alla linea di battigia (Fig. 11) possono subire l’erosione diretta nel caso di forti mareggiate, mentre in ogni caso bisogna considerare gli effetti dovuti al bilancio tra erosione e deposito della sabbia sulla costa da parte del moto ondoso. Negli ultimi decenni oltre a questi fattori naturali, e spesso in modo ben più rapido e incisivo, le pratiche umane si sono aggiunte come fattore fondamentale per la definizione dei sistemi dunali. Generalmente il versante dunale rivolto al mare è maggiormente colpito dall’erosione eolica, mentre il versante opposto (continentale) si accresce per l’accumulo dei granelli di sabbia che vi si depositano perché più riparato dalle turbolenze. La sabbia inizia ad accumularsi e la duna a crescere in altezza, in particolare grazie all’azione di rocce e soprattutto delle piante. La vegetazione ha quindi una importanza fondamentale per la formazione e la conservazione delle dune costiere, contribuendo a stabilizzare i sistemi dunali soprattutto grazie agli apparati radicali e creando un impedimento all’avanzamento della sabbia verso l’entroterra. La progressiva stabilizzazione della duna dovuta alla vegetazione crea inoltre le condizioni per l’instaurarsi di tipologie vegetazionali strutturalmente più evolute ed in grado di stabilizzarla in modo ancora più efficace. è così possibile l’evoluzione dalle prime dune embrionali sino a vere e proprie colline asimmetriche che possono superare i 10 metri d’altezza; anche se vi sono campi dunali, la cui genesi è da ricondurre anche ad altri fattori, ben più elevati e che possono superare i 100 m, come la duna del Pyla in Francia (Fig. 12) e le dune di Piscinas in Sardegna. Il primo cordone di dune, prospiciente al mare, è generalmente più elevato rispetto ai successivi, che sono più ricchi di copertura vegetale (Fig. 13). Gli ambienti dunali sono molto interessanti sia dal punto paesaggistico sia, forse soprattutto, da quello ecologico. Si tratta, infatti, di ecosistemi il cui delicato equilibrio evolutivo è legato alla continua trasformazione del substrato a causa dell’erosione eolica e marina, con una rilevante presenza di sale (soprattutto nelle dune più prossime al mare), fattori questi che rendono difficile l’insediamento e la sopravvivenza dei vegetali e di conseguenza la stabilizzazione delle dune.
Questi bellissimi e delicati ecosistemi sono oggi minacciati dall’azione dell’uomo che con la cementificazione delle aree costiere, il transito di mezzi motorizzati o semplicemente pedonale (Herbich, 1990; 1992a; 1992b; Preti & Albertazzi, 2003), il taglio, e l’incendio della vegetazione e l’accumulo di rifiuti interferisce in questo delicato equilibrio provocandone il degrado sino allo sventramento e alla scomparsa dei cordoni dunali nei casi peggiori. Non bisogna dimenticare, inoltre, che a volte le dune possono essere degradate anche da avvenimenti che si svolgono lontano da esse. Uno dei danni maggiori, infatti, è dato dalla costruzione di sbarramenti artificiali sui corsi d’acqua, con l’effetto di ridurre drasticamente il trasporto dei sedimenti sabbiosi che giungono al mare e causando l’arretramento della spiaggia. Analogo effetto possono avere il prelievo di sabbie fluviali e/o costiere per l’edilizia, mentre errate pratiche di dragaggio dei fondali marini possono influire indirettamente mediante il degrado o la distruzione delle comunità bentoniche (Toumazis, 1995).

Fig. 11.: In primo piano dune embrionali, colonizzate da Elymus farctus (Viv.) Runemark ex Melderis subsp. farctus.
Fig. 12: La duna di Pyla (o Pilat), presso Arcachon, a sud di Bordeaux è la più alta d’Europa. La sua altezza varia tra i 100 e 120 m, è larga circa 500 m e lunga 3 Km, La duna attuale è relativamente recente, nel 1855, infatti, era alta “solo” 35 m. La sua origine andrebbe individuata nell’alterazione di un banco di sabbia presente al largo della costa avvenuta nel corso del XVIII secolo. Questo conferma la velocità con cui la morfologia dei sistemi dunali può cambiare e la loro sensibilità riguardo alle alterazioni antropiche delle dinamiche naturali.
Fig. 13: Duna stabilizzata, coperta da una vegetazione arbustiva ed arborea costituita prevalentemente da Juniperus oxycedrus L. subsp. macrocarpa (Sibth. & Sm.) e Juniperus phoenicea L. subsp. turbinata (Guss.) Nyman.


Endemismi dei sistemi dunali della sardegna

Fig 14 Anchusa littorea III sistemi dunali della Sardegna ospitano numerosi taxa endemici e/o rari che, a causa della fragilità dell’ecosistema e dell’intenso utilizzo antropico, figurano tra quelli maggiormente minacciati dell’Isola (Bacchetta et al., 2011). Uno di questi, Anchusa littorea Moris (Fig. 14-Fig. 15), ha visto il suo areale contrarsi drasticamente nel corso degli ultimi decenni. Le segnalazioni più antiche della specie la davano diffusa in numerose località della costa sud-occidentale della Sardegna, isole di S. Pietro e S. Antioco comprese. Attualmente risulta presente solamente nella colonia penale di Is Arenas (Arbus). Questo è un fatto significativo, perché si tratta di una località nella quale il turismo balneare è assente o ridottissimo e conferma la sensibilità del taxon nei confronti di tale fattore di disturbo. Altri taxa esclusivi dei sistemi dunali vedono il loro areale contrarsi a causa della pressione antropica: Anchusa crispa Moris subsp. crispa, Anchusa crispa Moris subsp. maritima (Vals.) Selvi et Bigazzi, Linaria flava Desf. subsp. sardoa (Sommier) Arrigoni (Fig. 16), Phleum sardoum Hack. ex Franch. (Fig. 17), Dianthus morisianus Vals. (Fig. 18), Silene nummica Vals., Silene succulenta Forssk. ssp. corsica (DC.) Nyman, mentre altri sono comunque minacciati da questo fenomeno, come l’endemica esclusiva dell’Iglesiente Genista arbusensis Vals. e Scrophularia ramosissima Loisel. Ugualmente minacciati risultano altri taxa non endemici, ma comunque oramai rari sulle nostre coste e/o importanti in considerazione del loro ruolo negli ecosistemi dunali, come ad es. Armeria pungens Hoffmanns. & Link. (Fig. 19) ed Ephedra distachya L. subsp. distachya (Fig. 20-Fig. 21). Dei taxa citati solo Silene succulenta subsp. corsica è presente nei tre siti della Provincia di Cagliari coinvolti nel Progetto Providune, mentre alcuni (A. littorea, P. sardoum, L. flava subsp sardoa, G. arbusensis, Scrophularia ramosissima, A. pungens e E. distachya, S. succulenta subsp. corsica) fanno parte della flora del sito “Da Piscinas a Rio Scivu” e tre (L. flava subsp. sardoa, Dianthus morisianus, esclusivo di questo sistema dunale, e Silene succulenta subsp. corsica) di quella del campo dunale di Buggerru-Portixeddu.

Fig. 14. Anchusa littorea Moris

Fig. 15. Anchusa littorea parzialmente ricoperta di sabbia

Fig. 16. Linaria flava Desf. subsp. sardoa (Sommier) Arrigoni

Fig. 17. Phleum sardoum Hack. ex Franch.

Fig. 18. Dianthus morisianus Vals.

Fig. 19. Armeria pungens Hoffmanns & Link

Fig. 20. Ephedra distachya L. subsp. distachya con pseudofrutti pronti alla dispersione.

Fig. 21. Ramo di Ephedra distachya in fiore.

 

La vegetazione delle dune

Immagine crucianella maritimaGli ambienti costieri sono tra quelli terrestri uno dei più selettivi per lo sviluppo delle piante. I gradienti delle difficili condizioni ambientali che presentano determinano la coesistenza in uno spazio relativamente ristretto di diverse comunità vegetali (Ranwell, 1972; Barbour et al., 1985; Wilson & Sykes, 1999; Frederiksen et al., 2006; Acosta et al., 2009). I fattori limitanti sono l’aerosol marino (minutissime gocce di acqua marina trasportate dal vento), l’azione smerigliante dovuta ai granelli di sabbia trasportati dal vento, l’abbondanza di cloruro di sodio nelle acque circolanti del suolo che le rende di difficile assunzione da parte delle radici e l’aridità del substrato, dovuta alla ridotta capacità di immagazzinamento di acqua da parte delle sabbie. Per questi motivi sui sistemi dunali vi sono prevalentemente specie, dette psammofile (dal greco psammos=sabbia, filé=amico), che hanno adottato specifici adattamenti a tali condizioni. Tra gli adattamenti evolutivi delle specie psammofile è possibile citare l'habitus sempreverde, la succulenza di alcuni organi, la spinescenza e la tomentosità (utili a superare periodi aridi e resistere all'azione abrasiva della sabbia trasportata dal vento), apparati radicali molto sviluppati in profondità, riduzione delle superfici esposte mediante l’adozione di un portamento strisciante o a pulvino, ciclo biologico breve. Partendo dal mare verso l'entroterra troviamo la zona afitoica dell'alta marea, priva di vegetazione a causa delle condizioni proibitive dovute all’elevata presenza di sali e all’energia del moto ondoso. Dopo questa fascia vi è una zona di deposizione, dove le alghe, le fanerogame marine e le conchiglie vengono spiaggiate, apportando una sufficiente quantità di nutrienti per permettere alle prime piante pioniere, a ciclo biologico annuale, di insediarsi e di costituire così una prima barriera alla dispersione della sabbia.

Man mano che dalla battigia ci si sposta verso l'interno, le comunità vegetali si dispongono in fasce più o meno parallele rispetto alla linea di costa, in corrispondenza delle diverse situazioni ecologiche determinate dalla distanza dal mare e dalla diversa granulometria del substrato, secondo la tipica successione del geosigmeto psammofilo sardo (Cakiletea, Ammophiletea, Crucianellion maritimae, Malcolmietalia, Juniperion turbinatae), che comprende le seguenti tipologie di associazioni vegetali psammofile (Bacchetta et al., 2009):

 1) terofitica alo-nitrofila (cakileto, atripliceto);

2) geofitica ed emicriptofitica

I (agropireto, sporoboleto);

II (ammofileto);

3) camefitica (crucianelleto soprattutto, ma anche comunità camefitiche e nanofanerofitiche differenti, soprattutto sulle dune più interne e stabilizzate);

4) fanerofitica (ginepreto a ginepro coccolone);

5) terofitica a mosaico con altre formazioni su dune più o meno stabilizzate (formazioni a Malcolmia ramossisima (Desf.) Gennari, Silene nummica Vals., Silene succulenta Forssk. subsp. corsica (DC.) Nyman, Silene nicaeensis All.).

 1) Vegetazione psammofila terofitica alo-nitrofila – Comunità annuali che crescono sulla zona della spiaggia inondata in inverno, sulla quale le mareggiate lasciano consistenti depositi di sostanza organica, soprattutto resti di Posidonia oceanica (L.) Delile (associazioni Salsolo kali-Cakiletum maritimae e Atriplicetum hastato-tornabaeni);

 2) Vegetazione psammofila geofitica ed emicriptofitica I e II – Comunità perenni dominate da piante specializzate, ascrivibili alle medesime unità superiori di vegetazione (classe Ammophiletea), ma occupanti ambienti ecologicamente diversi, influenzati da un gradiente decrescente di salinità e uno crescente di evoluzione della duna e lontananza dal mare, nonché dalla diversa granulometria del substrato:

I Sporoboletum arenarii nel primo tratto della spiaggia emersa, Echinophoro spinosae-Elytrigetum junceae e Sileno corsicae-Elytrigetum junceae endemica sardo-corsa sulle dune embrionali (Fig. 22),

IIEchinophoro spinosae-Ammophiletum arundinaceae e Sileno corsicae-Ammophiletum arundinaceae sulle dune bianche) (Fig. 22);

 3) Vegetazione psammofila camefitica – Si tratta di garighe primarie che si sviluppano nei settori più interni, sul lato continentale della duna, con sabbie stabili e compatte, delle cosiddette dune grigie (Fig. 23). Sono cenosi estremamente vulnerabili in seguito alla destrutturazione della duna bianca e oltremodo pregiate, in quanto caratterizzate da entità fitogeograficamente rilevanti come Helichrysum microphyllum Cambess. subsp. tyrrhenicum Bacch., Brullo & Giusso, Armeria pungens, Ononis natrix L. subsp. ramosissima (Desf.) Batt., Scrophularia ramosissima ed Ephedra distachya subsp. distachya (associazioni Helichryso tyrrhenici-Armerietum pungentis, Ephedro-Helichrysetum tyrrhenici, Pycnocomo rutifolii-Crucianelletum maritimae, Crucianello-Helichrysetum microphylli, Scrophulario-Helichrysetum tyrrhenici, Armerio pungentis-Thymelaeetum tartonrairae) (Fig. 24). 

4) Vegetazione psammofila fanerofitica La vegetazione forestale psammofila sulle dune è costituita da boscaglie a Juniperus oxycedrus L. subsp. macrocarpa, riferibili all’associazione Pistacio-Juniperetum macrocarpae (Fig. 25). Si tratta di microboschi a dominanza di J. oxycedrus subsp. macrocarpa, costituiti da fanerofite cespitose sclerofilliche quali Pistacia lentiscus L., Rhamnus alaternus L. subsp. alaternus, Juniperus phoenicea L. subsp. turbinata (Guss.) Nyman e Phillyrea latifolia L. var. rodriguezii (P.Monts.) O. Bolòs & Vigo (Fig. 26). Frequenti le specie lianose ed in particolare Smilax aspera L., Rubia peregrina L., Clematis cirrhosa L., Prasium majus L., oltre alle geofite Ruscus aculeatus L. e Asparagus acutifolius L. Limitatamente ai sistemi dunali della Sardegna sud-occidentale si rinvengono altresì micro boschi a Quercus calliprinos Webb. che danno luogo alla associazione Rusco aculeati-Quercetum calliprini e mesoboschi a Pinus pinea L. ancora in fase di definizione dal punto di vista fitosociologico.

 5) Vegetazione psammofila terofitica – A mosaico con i tipi di vegetazione perenne delle dune embrionali, mobili e fisse del litorale, si rinvengono comunità terofitiche a fenologia tardo invernale-primaverile inquadrabili nell’alleanza Alkanno-Maresion nanae dell’ordine Malcomietalia (associazioni Senecioni leucanthemifolii-Matthioletum tricuspidatae, Corrigiolo telephifoliae-Corynephoretum articulatae, Catapodio balearici-Silenetum beguinotii, Sileno nummicae-Malcomietum ramosissimae, Sileno nicaensis-Cutandietum maritimae, Hypecoo procumbentis-Silenetum nummicae).

La direttiva habitat per i sistemi dunali

Le tipologie di vegetazione dunale, ecologicamente fragili e sottoposte a numerosi fattori di pressione, sono tra quelle maggiormente tutelate dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE (European Communities, 1992). Per quanto riguarda i sistemi dunali e per i siti in oggetto si citano, sulla base di quanto riportato nel manuale di intepretazione degli habitat (European Commission, 2007) e nel sito “Habitat Italia” (http://vnr.unipg.it/habitat/index.jsp), le tipologie vegetazionali corrispondenti agli habitat individuati (l’asterisco* indica quelli considerati prioritari ai sensi della direttiva):

2110: Dune mobili embrionali. Habitat delle coste basse, sabbiose, spesso sporadico e frammentario a causa dell’antropizzazione legata alla gestione del sistema dunale a scopi balneari e alla realizzazione di infrastrutture portuali e urbane. L’habitat è determinato da specie psammofile annuali e perenni, di tipo geofitico ed emicriptofitico che danno origine alla costituzione dei primi cumuli sabbiosi: le “dune embrionali”. La vegetazione inquadrabile nell’ambito di questo habitat è costituita da sporoboleti [associazioni Sporoboletum arenarii (Arénes 1924) Géhu & Biondi 1994, Sporobolo arenarii-Agropyretum juncei (Br.-Bl. 1933) Géhu, Rivas-Martinez & R. Tx. 1972 in Géhu et al. 1984], formazioni dominate da Elymus farctus subsp. farctus [associazioni Echinophoro spinosae-Elymetum farcti Géhu 1987, Sileno corsicae-Elytrigetum junceae Bartolo et al. 1992, Pancratietum angustifolii Brullo & Siracusa 1996 dell’alleanza Ammophilion australis Br.-Bl. 1921 corr. e formazioni erbacee terofitiche colonizzanti le spiagge sabbiose ricche di detriti organici, [spesso riconducibili all’associazione Salsolo kali–Cakiletum maritimae Costa & Manzanet 1981 corr., essendo la più diffusa in Italia e nel resto del Mediterraneo, oltre che ad altre associazioni dell’alleanza Euphorbion peplis R. Tx. 1950. Questo habitat è inoltre caratterizzato da cenosi appartenenti all’alleanza Thero-Atriplicion Pignatti 1953. Entrambe queste alleanze sono annoverate nell’ordine Euphorbietalia peplis R. Tx. 1950, classe: Cakiletea maritimae R. Tx. & Preising ex Br.-Bl. & R. Tx. 1952]. Da notare che, per quanto riguarda queste ultime formazioni, il manuale distingue tra quelle presenti su litorali ciottolosi o ciottolosi/sabbiosi, che devono essere riferite all’habitat 1210 (vegetazione annua delle linee di deposito marine) e le analoghe formazioni su spiagge sabbiose, da riferirsi all’habitat 2110.

2120: Dune mobili del cordone litorale con presenza di Ammophila arenaria (dune bianche). Ammofileti dominati da Ammophila arenaria subsp. australis delle dune costiere più interne ed elevate, definite come dune mobili o bianche, riferibili alle associazioni: Echinophoro spinosae-Ammophiletum australis (Br.-Bl. 1933) Géhu, Rivas-Martinez & R. Tx. 1972 in Géhu et al. 1984 e Sileno corsicae-Ammophiletum arundinaceae Bartolo, Brullo, De Marco, Dinelli, Signorello & Spampinato 1992 corr., inquadrate nell’alleanza Ammophilion australis Br.-Bl. 1921 corr., ordine Ammophiletalia Br.-Bl. 1933, classe Ammophiletea Br.-Bl. & R. Tx. ex Westhoff, Dijk & Passchier 1946.

2210: Dune fisse del litorale del Crucianellion maritimae. Si tratta di vegetazione camefitica e suffruticosa rappresentata dalle garighe primarie che si sviluppano sul versante interno delle dune mobili, con sabbie più stabili, riferibili al Crucianellion maritimae Rivas-Goday & Rivas-Martínez 1958 (ordine Helichryso-Crucianelletalia maritimae Géhu, Rivas-Martinez & R. Tüxen 1973 in Géhu 1975, classe Helichryso-Crucianelletea maritimae Géhu, Rivas-Martinez & R. Tx. 1973 em. Siss. 1974).

2230: Dune con prati dei Malcolmietalia. Vegetazione per la maggior parte annuale, a prevalente fenologia tardo-invernale primaverile dei substrati sabbiosi, da debolmente a fortemente nitrofila, situata nelle radure della vegetazione perenne appartenenti alle classi Ammophiletea ed Helichryso-Crucianelletea. Pratelli terofitici ed effimeri dell’ordine Malcolmietalia Rivas Goday, 1958 (classe Helianthemetea guttatae (Br.-Bl. in Br.-Bl., Roussine & Nègre 1952) Rivas Goday & Rivas-Martínez 1963 corr.), ed in particolare riconducibili a tre alleanze: Alkanno-Maresion nanae Rivas Goday ex Rivas Goday & Rivas-Martínez 1963 corr., Laguro ovati-Vulpion membranaceae Géhu & Biondi 1994 e Maresion nanae-Ononidetum variegatae Géhu, Biondi, Géhu-Franck & Arnold-Apostolides 1986.

2250*: Dune costiere con Juniperus spp. Nell’area bioclimatica mediterranea questo habitat è rappresentato da ginepreti a prevalenza di Juniperus oxycedrus subsp. macrocarpa, talvolta con Juniperus phoenicea subsp. turbinata, riferibili all’associazione Pistacio-Juniperetum macrocarpae Caneva, De Marco & Mossa, 1981, alleanza Juniperion turbinatae Rivas-Martínez (1975) 1987 [ordine Pistacio-Rhamnetalia alaterni Rivas-Martínez 1975, classe Quercetea ilicis Br.-Bl. (1936) 1947].

2260: Dune con vegetazione di sclerofille dei Cisto-Lavenduletalia. L’habitat individua le formazioni di macchia sclerofillica riferibile principalmente all’ordine Pistacio-Rhamnetalia Rivas-Martínez 1975 e le garighe di sostituzione della stessa macchia per incendio o altre forme di degradazione. Occupa quindi i cordoni dunali più interni dove si assiste ad una consistente stabilizzazione del substrato. Le formazioni di macchia e di gariga di questo habitat sono ascrivibili ad alleanze appartenenti a classi diverse. Le macchie sclerofilliche vengono riferite principalmente all’alleanza Juniperion turbinatae Rivas-Martínez 1975 corr. 1987, (ordine Pistacio-Rhamnetalia, classe Quercetea ilicis Br.-Bl. ex A. & O. Bolòs 1950); le garighe di sostituzione della macchia sono riconducibili alle alleanze Cistion ladaniferi Br.-Bl. ex A. & O. Bolòs 1950 e Teucrion mari Gamisans & Muracciole 1984 della classe Cisto-Lavanduletea Br.-Bl. in Br.-Bl., Molinier & Wagner 1940 (ordine Lavanduletalia stoechadis Br.-Bl. in Br.-Bl., Molinier & Wagner 1940 em. Rivas-Martínez 1968).

2270*: Dune con foreste di Pinus pinea e/o Pinus pinaster. Dune costiere colonizzate da specie di pino termofile mediterranee (Pinus halepensis Mill., P. pinea L., P. pinaster Aiton subsp. pinaster). Si tratta di formazioni raramente naturali, più spesso favorite dall’uomo o rimboschimenti, che occupano il settore più interno e stabile del sistema dunale. L’habitat viene riferito principalmente all’ordine Pistacio-Rhamnetalia alterni Rivas-Martínez 1975 (classe Quercetea ilicis Br.-Bl. (1936) 1974) ed in dettaglio alle due alleanze Oleo-Ceratonion siliquae Br.-Bl. 1936 em. Rivas-Martínez 1975 e Juniperion turbinatae Rivas-Martínez (1975) 1987. Importante segnalare che a questo habitat vengono riferite anche formazioni non naturali, in considerazione del fatto che le pinete costituite dall’uomo, specie le più vetuste di interesse storico, hanno assunto spesso un notevole valore ecosistemico. In Sardegna formazioni naturali di Pinus pinea sono presenti unicamente sulle dune di Buggerru-Portixeddu, mentre formazioni psammofile naturali di Pinus halepensis sono presenti a Porto Pino (S. Anna Arresi).

Fig. 22. Vegetazione psammofila geofitica dello Sporoboletum arenarii (habitat 2110), sulle dune retrostanti si possono osservare formazioni ad Ammophila arenaria subsp. australis del Sileno corsicae-Ammophiletum arundinaceae (habitat 2120).

Fig. 23. Crucianelleto (habitat 2210) e intervento di ripristino del sistema dunale nel sito di Porto Campana.

Fig. 24. Vegetazione psammofila camefitica dominata da Helichrysum microphyllum subsp. tyrrhenicum (habitat 2260).

Fig. 25. Boscaglia a Juniperus oxycedrus subsp. macrocarpa riferibile all’associazione Pistacio-Juniperetum macrocarpae (habitat 2250).

Fig. 26. Esemplare di Phillyrea latifolia L. var. rodriguezii (P.Monts.) O. Bolòs & Vigo fruttificato.

Fig. 27. Formazione di Cisto-Lavanduletea (habitat 2260) con Cistus salviifolius, Cistus creticus subsp. eriocephalus, Helichrysum microphylllum subsp. tyrrhenicum, Genista arbusensis.

Dai dati forniti dall’European Union for Coastal Conservation (Roos & Tromp, 1994), negli anni ’90 del XX secolo in Europa centrale e occidentale, le dune costiere interessavano superfici dell’ordine dei 5.300 Km2 (circa il 75% delle superfici dunali presenti nel XIX secolo), dei quali solamente 3.200 Km2 circa (pari al 45%) presentavano condizioni di integrità (Guccione et al., 2005). In particolare i sistemi dunali e le coste basse e sabbiose sono interessati da fenomeni di erosione e arretramento della linea costiera. Le regioni più colpite da tali fenomeni sono: Sicilia, con ben 313 km di coste in erosione, Calabria con 208 km, Puglia (127 km), Sardegna (107 km), Lazio e Toscana con rispettivamente 63 km e 60 km. In termini percentuali i maggiori arretramenti rispetto alla linea costiera regionale sono stati rilevati nelle Marche (38,6%), seguita da Basilicata (38,1%), Molise (34,7%) e Calabria (32%) (Corsini, 2009).

La minore antropizzazione dei litorali sardi rappresenta una condizione positiva rispetto al resto della penisola, ma è purtroppo costantemente minacciata soprattutto dagli appetiti dell’industria del turismo. Il mare della Sardegna, giustamente famoso per la bellezza delle sue coste e pulizia delle sue acque, attira un numero crescente di turisti e con essi gli interessi degli operatori del turismo e delle popolazioni locali. Talvolta queste persone sono portate a considerare i vincoli per la tutela di habitat, specie e paesaggi come un intralcio da aggirare in qualche modo e un impedimento allo sviluppo economico della Regione, motivato solo dal fanatismo di ambientalisti che possono permettersi il lusso di vivere di altro. Questi interessi, spesso molto forti, possono facilmente coordinarsi in una lobby ed esercitare pressioni politiche a tutti i livelli al fine di ottenere i permessi necessari per costruire le infrastrutture di cui necessita, talvolta in contrasto con provvedimenti precedentemente presi dalla medesima o da altre amministrazioni competenti ai fini della conservazione. A causa di ciò sono state avviate delle procedure di infrazione nei confronti della Regione Autonoma della Sardegna da parte della Comunità Europea. Si ritiene che la situazione potrebbe migliorare grazie ad una gestione del territorio basata su una equilibrata pianificazione a medio-lungo termine che individui le aree di pertinenza dello sviluppo turistico e le relative linee guida, con gli interventi e le infrastrutture necessarie, e quelle in cui operare la conservazione naturale o da destinarsi ad utilizzi differenti. Tale pianificazione dovrebbe essere resa nota e condivisa il più possibile, soprattutto dai cittadini, per evitare che venga messa in discussione ad ogni legislatura regionale e/o divenga oggetto di un perenne mercanteggiamento tra forze politiche, amministrazioni e operatori economici. Anche per tali motivi le coste dell’Isola annoverano molti tra gli habitat maggiormente minacciati e sottoposti ad una pressione antropica elevata, anche se spesso solo stagionale.

Le tipologie di vegetazione dunale, ecologicamente fragili e sottoposte a numerosi fattori di pressione, sono tra quelle maggiormente tutelate dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE (European Communities, 1992). Per quanto riguarda i sistemi dunali e per i siti in oggetto si citano, sulla base di quanto riportato nel manuale di intepretazione degli habitat (European Commission, 2007) e nel sito “Habitat Italia” (http://vnr.unipg.it/habitat/index.jsp), le tipologie vegetazionali corrispondenti agli habitat individuati (l’asterisco* indica quelli considerati prioritari ai sensi della direttiva):

 

2110: Dune mobili embrionali. Habitat delle coste basse, sabbiose, spesso sporadico e frammentario a causa dell’antropizzazione legata alla gestione del sistema dunale a scopi balneari e alla realizzazione di infrastrutture portuali e urbane. L’habitat è determinato da specie psammofile annuali e perenni, di tipo geofitico ed emicriptofitico che danno origine alla costituzione dei primi cumuli sabbiosi: le “dune embrionali”. La vegetazione inquadrabile nell’ambito di questo habitat è costituita da sporoboleti [associazioni Sporoboletum arenarii (Arénes 1924) Géhu & Biondi 1994, Sporobolo arenarii-Agropyretum juncei (Br.-Bl. 1933) Géhu, Rivas-Martinez & R. Tx. 1972 in Géhu et al. 1984], formazioni dominate da Elymus farctus subsp. farctus [associazioni Echinophoro spinosae-Elymetum farcti Géhu 1987, Sileno corsicae-Elytrigetum junceae Bartolo et al. 1992, Pancratietum angustifolii Brullo & Siracusa 1996 dell’alleanza Ammophilion australis Br.-Bl. 1921 corr. e formazioni erbacee terofitiche colonizzanti le spiagge sabbiose ricche di detriti organici, [spesso riconducibili all’associazione Salsolo kali–Cakiletum maritimae Costa & Manzanet 1981 corr., essendo la più diffusa in Italia e nel resto del Mediterraneo, oltre che ad altre associazioni dell’alleanza Euphorbion peplis R. Tx. 1950. Questo habitat è inoltre caratterizzato da cenosi appartenenti all’alleanza Thero-Atriplicion Pignatti 1953. Entrambe queste alleanze sono annoverate nell’ordine Euphorbietalia peplis R. Tx. 1950, classe: Cakiletea maritimae R. Tx. & Preising ex Br.-Bl. & R. Tx. 1952]. Da notare che, per quanto riguarda queste ultime formazioni, il manuale distingue tra quelle presenti su litorali ciottolosi o ciottolosi/sabbiosi, che devono essere riferite all’habitat 1210 (vegetazione annua delle linee di deposito marine) e le analoghe formazioni su spiagge sabbiose, da riferirsi all’habitat 2110.

 

2120: Dune mobili del cordone litorale con presenza di Ammophila arenaria (dune bianche). Ammofileti dominati da Ammophila arenaria subsp. australis delle dune costiere più interne ed elevate, definite come dune mobili o bianche, riferibili alle associazioni: Echinophoro spinosae-Ammophiletum australis (Br.-Bl. 1933) Géhu, Rivas-Martinez & R. Tx. 1972 in Géhu et al. 1984 e Sileno corsicae-Ammophiletum arundinaceae Bartolo, Brullo, De Marco, Dinelli, Signorello & Spampinato 1992 corr., inquadrate nell’alleanza Ammophilion australis Br.-Bl. 1921 corr., ordine Ammophiletalia Br.-Bl. 1933, classe Ammophiletea Br.-Bl. & R. Tx. ex Westhoff, Dijk & Passchier 1946.

 

2210: Dune fisse del litorale del Crucianellion maritimae. Si tratta di vegetazione camefitica e suffruticosa rappresentata dalle garighe primarie che si sviluppano sul versante interno delle dune mobili, con sabbie più stabili, riferibili al Crucianellion maritimae Rivas-Goday & Rivas-Martínez 1958 (ordine Helichryso-Crucianelletalia maritimae Géhu, Rivas-Martinez & R. Tüxen 1973 in Géhu 1975, classe Helichryso-Crucianelletea maritimae Géhu, Rivas-Martinez & R. Tx. 1973 em. Siss. 1974).

 

2230: Dune con prati dei Malcolmietalia. Vegetazione per la maggior parte annuale, a prevalente fenologia tardo-invernale primaverile dei substrati sabbiosi, da debolmente a fortemente nitrofila, situata nelle radure della vegetazione perenne appartenenti alle classi Ammophiletea ed Helichryso-Crucianelletea. Pratelli terofitici ed effimeri dell’ordine Malcolmietalia Rivas Goday, 1958 (classe Helianthemetea guttatae (Br.-Bl. in Br.-Bl., Roussine & Nègre 1952) Rivas Goday & Rivas-Martínez 1963 corr.), ed in particolare riconducibili a tre alleanze: Alkanno-Maresion nanae Rivas Goday ex Rivas Goday & Rivas-Martínez 1963 corr., Laguro ovati-Vulpion membranaceae Géhu & Biondi 1994 e Maresion nanae-Ononidetum variegatae Géhu, Biondi, Géhu-Franck & Arnold-Apostolides 1986.

 

2250*: Dune costiere con Juniperus spp. Nell’area bioclimatica mediterranea questo habitat è rappresentato da ginepreti a prevalenza di Juniperus oxycedrus subsp. macrocarpa, talvolta con Juniperus phoenicea subsp. turbinata, riferibili all’associazione Pistacio-Juniperetum macrocarpae Caneva, De Marco & Mossa, 1981, alleanza Juniperion turbinatae Rivas-Martínez (1975) 1987 [ordine Pistacio-Rhamnetalia alaterni Rivas-Martínez 1975, classe Quercetea ilicis Br.-Bl. (1936) 1947].

 

2260: Dune con vegetazione di sclerofille dei Cisto-Lavenduletalia. L’habitat individua le formazioni di macchia sclerofillica riferibile principalmente all’ordine Pistacio-Rhamnetalia Rivas-Martínez 1975 e le garighe di sostituzione della stessa macchia per incendio o altre forme di degradazione. Occupa quindi i cordoni dunali più interni dove si assiste ad una consistente stabilizzazione del substrato. Le formazioni di macchia e di gariga di questo habitat sono ascrivibili ad alleanze appartenenti a classi diverse. Le macchie sclerofilliche vengono riferite principalmente all’alleanza Juniperion turbinatae Rivas-Martínez 1975 corr. 1987, (ordine Pistacio-Rhamnetalia, classe Quercetea ilicis Br.-Bl. ex A. & O. Bolòs 1950); le garighe di sostituzione della macchia sono riconducibili alle alleanze Cistion ladaniferi Br.-Bl. ex A. & O. Bolòs 1950 e Teucrion mari Gamisans & Muracciole 1984 della classe Cisto-Lavanduletea Br.-Bl. in Br.-Bl., Molinier & Wagner 1940 (ordine Lavanduletalia stoechadis Br.-Bl. in Br.-Bl., Molinier & Wagner 1940 em. Rivas-Martínez 1968).

 

2270*: Dune con foreste di Pinus pinea e/o Pinus pinaster. Dune costiere colonizzate da specie di pino termofile mediterranee (Pinus halepensis Mill., P. pinea L., P. pinaster Aiton subsp. pinaster). Si tratta di formazioni raramente naturali, più spesso favorite dall’uomo o rimboschimenti, che occupano il settore più interno e stabile del sistema dunale. L’habitat viene riferito principalmente all’ordine Pistacio-Rhamnetalia alterni Rivas-Martínez 1975 (classe Quercetea ilicis Br.-Bl. (1936) 1974) ed in dettaglio alle due alleanze Oleo-Ceratonion siliquae Br.-Bl. 1936 em. Rivas-Martínez 1975 e Juniperion turbinatae Rivas-Martínez (1975) 1987. Importante segnalare che a questo habitat vengono riferite anche formazioni non naturali, in considerazione del fatto che le pinete costituite dall’uomo, specie le più vetuste di interesse storico, hanno assunto spesso un notevole valore ecosistemico. In Sardegna formazioni naturali di Pinus pinea sono presenti unicamente sulle dune di Buggerru-Portixeddu, mentre formazioni psammofile naturali di Pinus halepensis sono presenti a Porto Pino (S. Anna Arresi).

  

  


I sistemi dunali in Sardegna

Fig28 Campo dunale di PiscinasLo sviluppo costiero della Sardegna, costituito da 1897 Km di litorali dei quali il 24% circa sabbiosi, è il maggiore tra le regioni italiane e rappresenta circa un quarto del totale nazionale. I sistemi dunali costieri, di grande pregio conservazionistico, sono i quarti tra le regioni italiane per estensione lineare dopo quelli di Puglia, Toscana e Sicilia e si estendono per circa 88 Km, dei quali circa 52 non antropizzati (Onori, 2009). La Sardegna ospita alcuni tra i meglio conservati sistemi dunali del Mediterraneo. In particolare, si può ricordare quello di Piscinas-Pistis (Fig. 28-Fig. 29), che figura tra i più vasti d’Europa (Corsini, 2009) e si estende dal promontorio roccioso di Capo Pecora fino alla spiaggia di Porto Palma per circa 7 chilometri lineari, occupa una superficie di 2.854 ha e raggiunge un’altezza massima di 100 metri s.l.m. (Onori, 2009). Altri sistemi dunali di notevoli dimensioni sono osservabili nelle località di Platamona, Badesi, Rena Maiore, Spargi, Capo Comino, Porto Ferro, litorale di Alghero, Sinis, litorale di Arborea-Terralba, Costa Verde (Fig. 30-Fig. 31), Buggerru (Fig. 32), Porto Pino (Fig. 33), S. Antioco, Porto Botte, Chia, Portixeddu, Capo Carbonara, Cala Sinzias, Costa Rei, Lido di Orrì e Bari Sardo. Alcuni di questi sistemi dunali, come quello già ricordato di Piscinas-Pistis, si estendono verso l’interno per chilometri, originando un paesaggio peculiare e di grande pregio naturalistico per la presenza di specie vegetali e animali divenute rare a causa dell’antropizzazione dei litorali e taxa endemici, talvolta esclusivi. Su tutti questi campi dunali, così come su altri arenili di minore entità, si riscontra il geosigmeto psammofilo sardo anche se, nei siti di minori dimensioni e sulle coste sabbiose prive di un vero sistema dunale, spesso è impoverito ed è rappresentato da poche fitocenosi e specie caratteristiche.
A proposito del livello di antropizzazione dei litorali italiani si può ricordare un rapporto del WWF del 1996, conosciuto come “rapporto Oloferne” (Pietrobelli & Bardi, 1996), nel quale si individuavano tutte le aree libere presenti sulle coste italiane, intendendo come aree libere quelle con estensioni maggiori di 3 Km lineari non interessate da insediamenti umani. Il rapporto indicava come tali aree fossero solo 362, tra le quali l’unica di rilevanti dimensioni del litorale Adriatico rappresentata dai circa 60 Km del delta del Po, mentre nel Tirreno di rilevanti ve ne erano solo in Sardegna, con circa 1350 Km di costa priva di insediamenti e infrastrutture, pari al 73% del totale regionale, e con solo il 18% delle coste soggette ad occupazione antropica integrale. Un altro preoccupante indicatore evidenziato nel rapporto Oloferne era la costante riduzione di dune e aree umide retrodunali. Si è passati, infatti, dai 700.000 ha di paludi costiere esistenti in Italia all’inizio del XX secolo ai 192.000 del 1972 divenuti meno di 100.000 nel 1994. Questi dati contribuiscono ad evidenziare l’importanza che hanno nel contesto nazionale le aree dunali della Sardegna e più in generale i tratti di costa ancora integri presenti sull’Isola, in quanto rappresentano una tipologia di paesaggio ed un ambiente naturale oramai scomparsi o fortemente compromessi nella maggior parte delle altre regioni costiere italiane. Questi habitat, così come gli ambienti costieri sardi in generale, devono il loro stato di conservazione, la rappresentatività e la relativamente bassa antropizzazione soprattutto alla bassa densità della popolazione, che in Sardegna ha una media di circa 69 abitanti per Km2, contro i 200 della media italiana e valori anche molto più alti in altre regioni costiere come la Campania (429 ab./Km2), il Lazio (330) e la Liguria (298).

Fig. 28. Parte del vasto sistema dunale di Piscinas-Pistis, Arbus.

Fig. 29. Dune di Piscinas.

Fig. 30. Spiaggia e parte del sistema dunale del sito “Is Arenas s’Acqua ‘e s’Ollastu” (ITB 032229), presso Torre dei Corsari, Arbus.

Fig. 31. Sistema dunale del sito Is Arenas s’Acqua ‘e s’Ollastu, Arbus.

Fig. 32. Spiaggia e sistema dunale di Cala Domestica, Buggerru e Iglesias.

Fig. 33. Le “sabbie bianche” di Porto Pino, S. Anna Arresi.


Problematiche legate alla conservazione degli ambienti dunali

Dai dati forniti dall’European Union for Coastal Conservation (Roos & Tromp, 1994), negli anni ’90 del XX secolo in Europa centrale e occidentale, le dune costiere interessavano superfici dell’ordine dei 5.300 Km2 (circa il 75% delle superfici dunali presenti nel XIX secolo), dei quali solamente 3.200 Km2 circa (pari al 45%) presentavano condizioni di integrità (Guccione et al., 2005). In particolare i sistemi dunali e le coste basse e sabbiose sono interessati da fenomeni di erosione e arretramento della linea costiera. Le regioni più colpite da tali fenomeni sono: Sicilia, con ben 313 km di coste in erosione, Calabria con 208 km, Puglia (127 km), Sardegna (107 km), Lazio e Toscana con rispettivamente 63 km e 60 km. In termini percentuali i maggiori arretramenti rispetto alla linea costiera regionale sono stati rilevati nelle Marche (38,6%), seguita da Basilicata (38,1%), Molise (34,7%) e Calabria (32%) (Corsini, 2009).

La minore antropizzazione dei litorali sardi rappresenta una condizione positiva rispetto al resto della penisola, ma è purtroppo costantemente minacciata soprattutto dagli appetiti dell’industria del turismo. Il mare della Sardegna, giustamente famoso per la bellezza delle sue coste e pulizia delle sue acque, attira un numero crescente di turisti e con essi gli interessi degli operatori del turismo e delle popolazioni locali. Talvolta queste persone sono portate a considerare i vincoli per la tutela di habitat, specie e paesaggi come un intralcio da aggirare in qualche modo e un impedimento allo sviluppo economico della Regione, motivato solo dal fanatismo di ambientalisti che possono permettersi il lusso di vivere di altro. Questi interessi, spesso molto forti, possono facilmente coordinarsi in una lobby ed esercitare pressioni politiche a tutti i livelli al fine di ottenere i permessi necessari per costruire le infrastrutture di cui necessita, talvolta in contrasto con provvedimenti precedentemente presi dalla medesima o da altre amministrazioni competenti ai fini della conservazione. A causa di ciò sono state avviate delle procedure di infrazione nei confronti della Regione Autonoma della Sardegna da parte della Comunità Europea. Si ritiene che la situazione potrebbe migliorare grazie ad una gestione del territorio basata su una equilibrata pianificazione a medio-lungo termine che individui le aree di pertinenza dello sviluppo turistico e le relative linee guida, con gli interventi e le infrastrutture necessarie, e quelle in cui operare la conservazione naturale o da destinarsi ad utilizzi differenti. Tale pianificazione dovrebbe essere resa nota e condivisa il più possibile, soprattutto dai cittadini, per evitare che venga messa in discussione ad ogni legislatura regionale e/o divenga oggetto di un perenne mercanteggiamento tra forze politiche, amministrazioni e operatori economici. Anche per tali motivi le coste dell’Isola annoverano molti tra gli habitat maggiormente minacciati e sottoposti ad una pressione antropica elevata, anche se spesso solo stagionale.

Le "banquettes"

Lo spiaggiamento dei resti di Posidonia oceanica (foglie morte, rizomi, resti fibrosi) è un fenomeno naturale, da sempre osservato sui litorali (Fig. 34), specialmente in seguito alle mareggiate autunnali e invernali. Gli accumuli spiaggiati, combinandosi con la sabbia, formano strutture conosciute con il termine francese di “banquettes” che possono raggiungere anche 2 metri di altezza e svilupparsi in lunghezza per centinaia di metri, in funzione dell’assetto geomorfologico della costa e delle correnti marine. In generale le banquettes sono costituite prevalentemente dalle foglie di Posidonia oceanica, la cui forma a nastro e le modalità di accumulo conferiscono all’ammasso una struttura lamellare molto compatta ed elastica. Queste sono comunque forme di deposito transitorie e facilmente deformabili per l’azione del moto ondoso incidente cui sono soggette. Le banquettes, assieme alla propria frazione flottante, svolgono un ruolo importante nella protezione meccanica dai fenomeni erosivi, ostacolando l’azione e l’energia del moto ondoso e contribuendo in tal modo alla stabilità delle spiagge. Inoltre, danno un contributo diretto e indiretto alla vita delle biocenosi animali e vegetali della spiaggia poiché i prodotti della degradazione delle foglie accumulate rimettono in circolo grandi quantità di nutrienti fondamentali per la fauna e la flora dell’intera fascia costiera. Per i motivi sopra esposti il protocollo SPAMI della Convenzione di Barcellona (UNEP-MAP, 1995) le ha inserite nell’elenco degli habitat prioritari meritevoli di salvaguardia.

Fig. 34. Banquettes di Posidonia oceanica lungo la spiaggia del sito di Piscinnì

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